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Verbale non tradotto in tedesco: giudice annulla la multa | multe dall’Italia

Un nostro cliente, cittadino tedesco e residente in Germania, riceveva una multa dall’Italia tradotta solo parzialmente in tedesco. A causa delle difficoltà linguistiche ometteva di effettuare la comunicazione dati del conducente.

Impugnavamo il verbale, denunciando la violazione della Direttiva Eu 413/2015Il giudice accoglieva il nostro ricorso con una pronuncia che tornerà utile casi simili.

 

Le multe in Italia come sistema per fare cassa

In Italia, tra apparecchi rilevatori e redazione meccanica dei verbali, è chiaro a tutti che le multe sono diventate uno strumento per portare liquidità in cassa.

Le telecamere registrano le auto, i documenti vengono lavorati da un impiegato che sulla base di un formulario redige la multa inserendo a stento i dati necessari.

Questo modo seriale di amministrare la giustizia è ovviamente contrario ai principi di trasparenza e buon andamento ai quali sempre dovrebbe uniformarsi la Pubblica Amministrazione.

Pertanto, i Giudici di Pace sono sempre chiamati a vigilare sull’operato della P.A. e stabilire se la multa fu elevata per sanzionare un’infrazione oppure solo per fare cassa.

 

L’obbligo di comunicazione dati del conducente

La legge, oltre la sanzione per l’infrazione, impone al proprietario dell’auto l’obbligo di comunicare i dati del conducente.

Questo sarà il proprietario-trasgressore o un terzo, che in quel momento conduceva l’auto.

Tale obbligo, si badi bene, sussiste anche in caso di pagamento della multa e può essere assolto trasmettendo al Comune o alla polizia, per PEC  o raccomandata, il modulo per l’identificazione del conducente.

Il modulo deve essere debitamente compilato  e accompagnato dalla copia della patente o del documento.

Per le multe dall’Italia il termine è di 60 giorni a partire dalla ricezione della multa, in caso di notifica all’estero.

Ulteriore sanzione

In caso di mancato invio del modulo, si viene sanzionati con un ulteriore multa.

Si capisce pertanto, che la mancata o inesatta traduzione del modulo per la comunicazione dati del conducente, integra una lesione del diritto di difesa garantito dalla Costituzione oltre che una violazione della normativa europea vigente.

Il sanzionato infatti, non riceve le necessarie informazioni e non capisce ciò che deve fare ovvero che rischia un’ulteriore multa.

 

L’obbligo di traduzione in diritto

 

L’ordinamento italiano presuppone il diritto di ricevere atti legali nella propria lingua.

Tuttavia per ciò che riguarda le infrazioni al codice della strada, va anche richiamata la normativa di cui alla direttiva europea citata laddove all’art. 5 n. 3 prevede che:

“…..Lo Stato membro dell’infrazione che decida di avviare procedimenti di follow-up relativamente alle infrazioni in materia di sicurezza stradale elencate all’articolo 2 invia, al fine di assicurare il rispetto dei diritti fondamentali, la lettera d’informazione nella lingua del documento d’immatricolazione del veicolo, se disponibile, o in una delle lingue ufficiali dello Stato membro di immatricolazione”

Tale direttiva è stata anche recepita dall’ordinamento italiano.

 

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