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Prestito internazionale tra privati | Accolti nostri ricorsi ad Essen e Wedding

Con la crisi generata dalla pandemia Covid è aumentato il ricorso al prestito tra privati, in breve trattasi dei prestiti tra amici e parenti. Le banche infatti, in tempi di crisi, concedono sempre meno prestiti, poichè aumenta il rischio di non riottenere le somme concesse. Quando il soggetto che presta la somma di danaro e il beneficiario risiedono in Paesi membri diversi,  il prestito assume connotati di internazionalità. L’individuazione del giudice competente e la prova del prestito sono le principali questioni da affrontare in tema di prestito internazionale tra privati. Nell’articolo si farà riferimento a due casi risolti positivamente dal nostro studio legale.

Cosa si intende per prestito?

Il prestito si ha quando un soggetto cede una somma di danaro ad un altro soggetto, che potremmo definire beneficiario e che si obbliga a restituire il danaro ricevuto. Per prestito tra privati intendiamo poi tutti quei prestiti che non vengono elargiti da banche o da società finanziarie, ma avvengono appunto tra due soggetti privati. In altre parole possiamo pensare al classico prestito tra parenti o amici.

Il prestito tra privati, entro certi limiti, è assolutamente legale e può essere stipulato con un contratto scritto.

 

L’aumento della concessione di prestiti tra privati in tempo di crisi

Il prestito tra privati – come detto – torna alla ribalta soprattutto in tempo di crisi, quando accresce il bisogno di liquidità.

Proprio durante il periodo di pandemia legata al virus Covid è emerso ad esempio che le banche concedono meno prestiti ad imprese e famiglie, poichè è aumentato il rischio di non riottenere le somme imprestate, come dimostra il seguente l’articolo del Corriere della sera:

https://www.corriere.it/economia/finanza/20_novembre_12/covid-denuncia-bce-banche-fanno-meno-prestiti-imprese-famiglie-b0bbc500-24c6-11eb-9615-de24e09c8a4a.shtml

 

La prova del prestito

Quando si prestano soldi ad un amico o ad un parente è sempre meglio riportare le condizioni del prestito in una scrittura privata, cioè un contratto, per evitare che colui che riceve il danaro successivamente si rifiuti di restituire i soldi sostenendo – al contrario di quanto si era pattuito – che non si trattava di prestito ma bensì di un regalo ovvero di una donazione.

Non è pertanto infrequente che il beneficiario del prestito – soprattutto se parente o amico – a fronte della richiesta di restituzione delle somme, neghi di doverle restituire.

Il debitore tenta di negare che tra le parti sia stato stipulato un prestito e prova a convincere il giudice che invece si trattasse di una donazione.

Il contratto di prestito tra privati

Non è necessario ricorrere all’avvocato o al notaio per redigere un valido contratto di prestito, l’importante è che la scrittura privata contenga le seguenti informazioni:

  • Nome e indirizzi dei contraenti
  • data della sottoscrizione
  • importo prestato e data del pagamento effettuato
  • condizioni della restituzione
  • eventuali disposizioni su cauzione e interessi
  • sottoscrizione delle parti.

Va tuttavia precisato che il contratto in forma notarile sarebbe ovviamente più sicuro e può essere messo in esecuzione in caso di mancato pagamento.

 

Assenza della prova del prestito

Senza un contratto scritto, sarà molto difficile dimostrare davanti ad un Tribunale che le somme erano state prestate e non regalate. Il contratto infatti costituisce una prova scritta necessaria per questo tipo di casi.

Tanto per fare un esempio non sarà sufficiente depositare in giudizio la ricevuta dei bonifici bancari per dimostrare che si trattava di prestito. I bonifici bancari indicano solo che una certa somma era stata versata in favore di qualcuno.

Ciò significa che chi presta dei soldi, senza un contratto o una traccia che faccia riferimento al prestito, difficilmente si vedrà riconosciuto il suo diritto alla restituzione in giudizio.

 

Il ruolo delle circostanze

Tuttavia, quanto appena riportato non è vero in assoluto. In ogni caso, bisogna sempre analizzare e tener presente tutte le altre circostanze del caso concreto.

Nel caso da noi risolto, anche in assenza di contratto, siamo infatti riusciti a fornire la prova dell’avvenuto prestito.

In Tribunale abbiamo infatti evidenziato che il debitore, proprio in diretta conseguenza della richiesta del nostro cliente, che aveva prestato i soldi, aveva effettuato due piccoli pagamenti.

Malgrado il debitore tentò di negare tale circostanza, sostenendo che i pagamenti erano dovuti ad una serie rimborsi, il giudice di Essen accoglieva il nostro ricorso, motivando in sentenza che il puntale pagamento effettuato – guarda caso – dietro richiesta del creditore rappresenta un chiaro indizio di avvenuto prestito.

Così scrive infatti il giudice nella sentenza della Pretura di Essen 12 C 79/18:

“Allein entscheidend ist, dass der Beklagte auf eine Aufforderung der Klägerin begann, Zahlungen zu leisten”

Giudice competente in caso di prestito internazionale tra privati

Nel caso appena citato solo il debitore era residente in Germania, pertanto anche se il prestito era stato effettuato in Italia, quando il debitore in un primo momento ancora viveva in Italia, era possibile incardinare la causa in Germania.

Qui si è scelto di fare causa in Germania per sfruttare la rapidità del sistema giudiziario tedesco ed avere tra le mani un titolo da portare subito in esecuzione. Come di fatto è avvenuto.

Ma quale giudice è competente se il soggetto che presta il danaro risiede in Germania e il debitore-beneficiario del prestito si trova in Italia e non ha mai messo piede in Germania?

In tal caso, non vi è dubbio che il debitore possa essere citato di fronte al giudice italiano, in ossequio alla regola del Foro del debitore, valida anche nei rapporti internazionali.

Tuttavia, ciò sarebbe svantaggioso per il cliente che risiede in Germania e che di regola, non ha voglia di essere invischiato in una vertenza in Italia.

Ulteriormente, non appare conveniente, sotto il profilo della strategia processuale, concedere alla controparte italiana la comodità di potersi difendere davanti ad un giudice italiano.

Pertanto, in questi casi appare più conveniente citare il debitore presso il giudice tedesco, se le condizioni sono date.

Passando al secondo caso da noi risolto, si trattava di un prestito avvenuto tramite bonifico bancario tra due amici, di cui uno residente in Germania e uno residente in Italia. Non vi erano altre prove.

Qui abbiamo richiesto e ottenuto presso il Tribunale di Wedding un decreto ingiuntivo europeo, con la conseguenza di far perdere al debitore il vantaggio del Foro italiano a lui più congeniale.

Infatti, anche se il debitore avesse fatto opposizione, il giudizio sarebbe continuato in Germania per le vie ordinarie, con aggravio di spese (necessità di incaricare un avvocato tedesco – costi di traduzione) e rischi a suo carico.

A fronte di tali prospettate difficoltà, come reazione al nostro decreto ingiuntivo europeo, il debitore restituiva quanto dovuto.

 

Perchè il giudice tedesco è competente

Ma veniamo al punto più importante ovvero come si giustifica la competenza del giudice tedesco nel caso di prestito internazionale tra privati quando il debitore si trova in un altro paese?

Per rispondere a questa domanda bisogna analizzare le modalità del prestito. Se il prestito, come nel caso di specie, avviene con bonifico bancario, si può allora sostenere che sia competente il giudice tedesco quale giudice del luogo nel quale si trova la banca incaricata e che ha effettuato l’operazione del trasferimento di danaro.

Ciò in quanto la prestazione caratteristica del prestito è la cessione di una somma di danaro effettuata dalla banca incaricata.

Nel caso di specie il bonifico era stato effettuato in Germania, pertanto la competenza del giudice tedesco era aperta.

 

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