Cannabis coltivata in casa quando è legale: storica sentenza della Cassazione

Con la nuovissima pronuncia a Sezioni Unite del 19 dicembre 2019, la Cassazione stabilisce che la coltivazione di cannabis in casa– se di minime dimensioni – e se destinata esclusivamente all’uso personale – non è reato.

La ratio della pronuncia

 

Con la sentenza in commento finalmente uno spiraglio nel senso della non punibilità per chi coltiva poche piante, con

rudimentali mezzi e per uso esclusivamente personale.

(a tal proposito, pare tuttavia opportuno anche richiamare la sent. n. 5254/16 con la quale la Corte di Cassazione si era

già pronunciata nel senso dell’assenza di reato per l’imputato sorpreso a coltivare due piante).

 

Una pronuncia attesa, viene da dire, se si considera che ad oggi il legislatore, leggi il parlamento, non era stato in grado di

recepire le istanze di  cambiamento della società ed introdurre la legalizzazione della cannabis,

almeno limitatamente alle rudimentali coltivazioni domestiche ad uso personale, con la conseguenza che anche chi aveva

poche piante nell’armadio, destinate al consumo in proprio, poteva essere condannato, al pari di uno spacciatore, il quale

invece trae profitto dalla vendita dello stupefacente.

Cosa dice la legge e il precedente orientamento giurisprudenziale

 

Secondo il precedente orientamento, la coltivazione di marijuana era invece punibile anche solo se le piante erano idonee a

produrre la sostanza per il consumo.

 

Non rilevava quindi la quantità di principio attivo ricavabile nell’immediatezza dell’accertamento, ma bensì solo la

conformità delle piante al tipo botanico vietato e la loro attitudine a giungere a maturazione e a produrre la sostanza

stupefacente utilizzabile per il consumo. (Si veda sul punto la sentenza della Cassazione 3037/2016).

 

Ed infatti, ai sensi di legge (Art. 73, comma 1, Dpr 309/1990) la coltivazione della cannabis è reato, anche se la

coltivazione è finalizzata all’uso personale.

 

Così recita infatti la normativa richiamata:

“Chiunque………… coltiva, produce, fabbrica, estrae, raffina, vende, offre o mette in vendita, cede, distribuisce,

commercia, trasporta, procura ad altri, invia, passa o spedisce in transito, consegna per qualunque scopo sostanze

stupefacenti o psicotrope………………. è punito con la reclusione da sei a venti anni e con la multa da euro 26.000 a euro

260.000“.

Conseguenze della nuova pronuncia

 

In attesa di leggere le motivazioni della sentenza, possiamo anticipare che in futuro, sulla base della pronuncia in

oggetto, vi sarà  la possibilità di sottrarre – se sussistono tutti i presupposti – le coltivazioni domestiche all’applicazione

del generale divieto affermatosi in materia, secondo il quale se la pianta appartiene al tipo vietato ed è in grado di

produrre sostanza stupefacente la sua coltivazione è vietata.

 

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