Carola Rackete libera: commentiamo la decisione impeccabile del giudice. Leggi la decisione.

Come noto, il GIP di Agrigento non ha convalidato la misura degli arresti per Carola Rackete, il capitano della Sea Watch, escludendo inoltre i reati di resistenza a pubblico ufficiale e resistenza e violenza a nave da guerra. Commentiamo con questo articolo la decisione impeccabile e ben motivata del giudice, che potrete scaricare a questo link: CAROLA RACKETE DECISIONE GIP AGRIGENTO . Vi invito a leggerla. 

 

Una decisione impeccabile:

Il pregio della decisione del GIP di Agrigento è a mio parere quello di essere una decisione giuridica, analitica e non politica. Il provvedimento spiega e illustra con puntualità che, sulla base delle norme vigenti e tenuto conto dei fatti, non vi è spazio per mantenere la Rackete agli arresti domiciliari, anticipando, implicitamente, che i reati contestati saranno destinati a cadere.

Fake news smentite:

Con questa pronuncia, finalmente viene smentita quell’incredibile serie di fandonie, falsità e imprecisioni diffuse dai media e urlate dai politici in questi giorni.

 

Un testo che andrebbe letto nelle scuole:

Proprio per reazione alle minacce dirette al giudice di Agrigento, il provvedimento andrebbe letto nelle scuole con l’intento di educare e informare. Infatti, al di là dell’analisi dell’impianto normativo, la decisione del GIP ha anche il merito di chiarire e analizzare puntualmente i fatti (per come accertati sino ad ora).

Ma non solo il giudice di Agrigento è stato ingiustamente e illegalmente minacciato. In questa sede pare anche opportuno ricordare la vergognosa, illegale e ignobile diffusione delle foto segnaletiche di Carola Rackete

 

Ad ogni modo dal provvedimento emergono circostanze inquietanti: tra tutte, le manovre che il Ministero dell’Interno avrebbe esercitato per evitare lo sbarco in Italia della Sea Watch, attraverso varie comunicazioni dirette alla Sea Watch (vedi punto 8 del provvedimento) e numerosi proclami destinati ai media.

Per un paese importante come il nostro, sottoposto agli obblighi internazionali assunti con la ratifica di specifici Trattati, è assolutamente inaccettabile. 

 

Manifestazione di debolezza:

Il tentativo di respingere la Sea Watch è una manifestazione di debolezza, un inutile impuntarsi destinato a crollare a fronte degli obblighi imposti dai trattati internazionali, di cui il paese se ne è assunto il rispetto volontariamente.

A tal proposito nel provvedimento, si dà infatti atto che i 53 migranti, quando vennero caricati sulla Sea Watch, si trovavano su un gommone, senza benzina, senza giubbetti di salvataggio e senza nessuno in grado di manovrare l’imbarcazione. Erano a 47 miglia dalla costa Libica.

E’ appena il caso di ricordare che in tali casi, qualsiasi nave di passaggio è obbligata – sulla base delle norme internazionali  -al salvataggio e a condurre l’equipaggio nel porto sicuro più vicino. 

Le norme internazionali impongono di salvare vite in mare:

Si tratta di obblighi di legge e non di una mera facoltà.  Il provvedimento in commento ne fornisce anche un elenco.

Precisazione tecnica: le norme internazionali prevalgono – in quanto Lex superior – sulle leggi interne, quindi anche sul decreto sicurezza  voluto dal Ministro Salvini

Tra l’altro se la Sea Watch non avesse caricato i migranti, vi sarebbero state conseguenze penali ben più gravi in capo al comandate della nave per l’omesso soccorso. Insomma è proprio il contrario di quanto si sente sui media in questi giorni. Senza considerare che probabilmente, in assenza di un intervento di salvataggio, i naufraghi non sarebbero sopravvissuti.

 

Lo stato di necessità:

Il provvedimento chiarisce anche la questione del porto sicuro più vicino: nel caso di specie il porto di Malta era più lontano rispetto a quello di Lampedusa, mentre il porto di Tripoli e quello in Tunisia non potevano obiettivamente essere considerati porti sicuri (ad es. in quanto la Tunisia non ha una normativa a tutela dei rifugiati)

Ulteriormente, si dà conto anche della presenza di dettagliati referti medici che attestavano le condizioni precarie dei migranti a bordo e il loro fabbisogno di cure mediche (è appena il caso di ricordare che il referto medico fa pubblica fede fino a querela di falso, in quanto redatto da pubblico ufficiale).

Durante i 14 giorni nei quali la Sea Watch attendeva di sbarcare in Italia, infatti, erano già stati fatti sbarcare diversi migranti bisognosi di cure.

 

Quali conseguenze traiamo dal provvedimento:

Con questa pronuncia viene chiaramente ripristinata una situazione di diritto su un tema molto caldo e dibattuto.

Viene riaffermato con chiarezza il principio dell’obbligo del soccorso in mare, così come imposto dalle norme internazionali, con la conseguenza che spetta alla politica cambiare le regole se queste producono risultati non condivisi dalla società.

Sicuramente fare pressioni, diffondere notizie imprecise, richiamare erroneamente il rispetto di leggi nazionali o addirittura favorire un contesto nel quale ci sente autorizzati alla minaccia non è la strada giusta.

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