Corona virus in Italia: guida ai divieti e alle sanzioni

Dal 10 marzo e sino al 3 aprile 2020, salvo proroghe, valgono per tutta l’Italia le regole originariamente previste per la cd. zona rossa. Ora tutta l’Italia è diventata infatti “zona di sicurezza”: in sostanza non si può uscire di casa salvo comprovate ragioni. Sanzioni per i trasgressori: ammenda fino a 206 € e arresto sino a tre mesi, salvo reati più gravi. Divieto assoluto di uscire per quarantena e casi di positività al corona virus.

I provvedimenti del Governo

Come noto, il Consiglio dei Ministri, aveva inizialmente stabilito una serie di restrizioni. Regole più o meno stringenti a seconda della gravità della diffusione del corona-virus nella zona di riferimento.

Da ultimo, di fronte ad un’improvvisa impennata dei casi di corona virus, il Consiglio dei Ministri ha esteso a tutta l’Italia le restrizioni previste per la zona rossa con un decreto-legge ad hoc pensato per far fronte in maniera incisiva all’emergenza epidemiologica da COVID-2019.

In sostanza ora non si può più uscire di casa salvo comprovati motivi.

La nuova legge non va presa sottogamba: in caso di trasgressione si rischiano sanzioni (sino a 206 € e arresto sino a 3 mesi) e il mancato rispetto delle misure di contenimento è punito ai sensi del codice penale.

Pertanto, è meglio avere ben chiaro cosa è lecito fare e come comportarsi.

 

Cosa è lecito fare:

Con il decreto del presidente del consiglio dei ministri dell’8 marzo 2020 viene stabilito il divieto per chiunque di transitare lungo le nostre strade, urbane ed extraurbane, se non per “comprovate esigenze”

  • lavorative
  • di salute
  • di vita quotidiana

In altre parole, sono vietati ora tutti gli spostamenti e chi è costretto a uscire deve giustificarsi tramite autocertificazione, esibendo l’apposito modulo (nuova_autocertificazione ultimo modulo aggiornato al 26.3.2020), oppure rilasciando dichiarazioni alle forze dell’ordine.

Il mancato rispetto del divieto di spostamento può condurre alla contestazione del reato di cui all’art.  650 c.p. inosservanza dei provvedimenti dell’autorità” alle sanzioni su richiamate .

 

Divieto assoluto:

Va tuttavia precisato che nei casi di quarantena o positivi al virus il divieto di uscire di casa è invece assoluto, e pertanto non può essere giustificato dai comprovati motivi. Infatti, in caso di febbre alta (oltre 37,5) o sintomi sospetti il consiglio è solo quello di restare a casa e contattare il medico di base.

Tornando ai giustificati motivi, ferma sempre restando la necessità di stare quanto più possibile nelle proprie abitazioni al fine di evitare occasioni di contagio, appare opportuno, a questo punto, analizzare attentamente tale aspetto e fornire alcune indicazioni utili.

 

Il concetto di “comprovate esigenze”:

Per comprovate esigenze si intende, anzitutto, che le stesse siano dimostrabili. Infatti la veridicità delle dichiarazioni sarà oggetto di controlli successivi.

Quindi chi va al supermercato, per esempio, e dovesse essere fermato dalle forze dell’ordine, dovrà esibire lo scontrino.

Analogo discorso per chi esce per recarsi in farmacia, così come per il lavoratore dipendente che si reca sul posto di lavoro.

Le forze dell’ordine potranno assumere informazioni dal datore di lavoro in ordine a quanto eventualmente dichiarato.

 

 Alcune condotte lecite in sintesi:

-pendolare su altri comuni: lecito in quanto giustificato da esigenze lavorative

-utilizzare mezzi di trasporto: lecito. Nessun blocco, tutti i mezzi sono funzionanti

-uscire per acquisto alimenti: lecito e non vi è necessità di accaparramento. Le merci circolano

regolarmente

-uscita per acquisto altri prodotti: lecito, ma solo se si tratta di beni di prima necessità (esigenze primarie non rimandabili)

-uscire per cena dai parenti: non lecito, perché spostamento non necessario

-visitare anziani in stato di bisogno: lecito. Qui si richiama tuttavia ad una condotta prudente essendo gli anziani la categoria più esposta al virus

-fare attività sportiva all’aperto: lecito, ma nel rispetto della distanza di sicurezza. Devono essere evitati assembramenti.

-uscire con il cane: lecito anche per visitare il veterinario.

 

Il sistema dell’autocertificazione:

Per tale ragione, il primo consiglio utile è quello di scaricare da internet, stampare e compilare in ogni sua parte l’apposita autocertificazione predisposta dal Ministero degli Interni.

 

E se le forze dell’ordine ritengono che non sussistano le comprovate esigenze?

Può  accadere che, nell’espletamento delle loro attività di controllo del territorio, le forze dell’ordine ci fermino chiedendoci le ragioni del transito e la nostra direzione.

Se il nostro transito non dovesse essere ritenuto essenziale, perché – a parere delle autorità – non giustificato dalle “comprovate esigenze”, le forze dell’ordine procederanno alla contestazione del reato.

Quindi, secondo la procedura, cominceranno ad identificare la persona, a farle eleggere domicilio (chiedendole, cioè, presso quale indirizzo intenderà ricevere le comunicazioni che seguiranno) e la inviteranno a nominare un difensore di fiducia (in mancanza, verrà nominato un difensore d’ufficio).

Successivamente, le forze dell’ordine faranno comunicazione di notizia di reato alla Procura della Repubblica competente per violazione dell’art. 650 c.p. (inosservanza dei provvedimenti dell’autorità).

 

Ammenda: perché si consiglia di non pagarla

L’ art. 650 c.p. è una contravvenzione da cui scaturisce un procedimento penale a carico della persona che viene fermata.

Viene irrogata, di solito, una ammenda che, si badi, pur avendo carattere pecuniario, è una pena a tutti gli effetti al pari della reclusione e dell’arresto.

Pertanto, il consiglio che si può offrire in questa sede è di non pagarla assolutamente perché il pagamento corrisponde alla esecuzione della pena e, quindi, va sul casellario giudiziale rendendo il soggetto che la riceve non più incensurato.

 

E allora cosa conviene fare?

Contattare immediatamente il proprio difensore, di fiducia o di ufficio, ed aspettare la notifica nei mesi successivi del decreto penale di condanna che dà, una volta notificato, diritto ad un termine di 15 giorni per opporvisi e per trasformare l’ammenda originaria, attraverso la richiesta di accesso alla oblazione, in una somma di denaro da pagare e solo a questo punto il pagamento estinguerà il reato senza lasciare traccia nel casellario giudiziale.

 

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